Pasifae Autodafé
di e con Andrea Mattei
Direzione Davide Tortorelli
Produzione 9c Teatro APS
In coproduzione con Teatri di Vita
Durata 60'
Pasifae, regina di Creta, s’innamora di un toro, vendetta divina inflitta da Poseidone, per
punire la superbia del marito Minosse. Folle di passione, la donna avrà un rapporto sessuale
con la bestia, da cui nascerà il Minotauro, un mostro mezzo uomo e mezzo toro. Il marito,
disgustato da quell’orrore, si libera del corpo straziato della moglie morta di parto,
gettandolo nel mare.
LO SPETTACOLO
Un trono di legno nella scena vuota e buia, ai suoi piedi un vassoio pieno di carne cruda.
Poco più avanti, a segnare un limite fra scena e platea, una striscia di terra. Sul trono sta
Pasifae, capelli rossi e abiti neri. La donna non si alzerà mai per tutto il suo monologo,
lascerà che siano le parole a disegnare le azioni per lei.
Pasifae confessa agli spettatori di essere in un limbo, essendo rimasta insepolta, in un
processo di cui loro sono i giudici, costretta a ripetere ogni volta gli stessi racconti. Alla fine
il pubblico potrà decidere se lanciarle una manciata di terra, concedendole sepoltura e uscita
dal limbo, o se non fare nulla e perpetuare la sua condanna: raccontare, divorando in eterno
la carne di toro che sta ai suoi piedi, contrappasso tremendo per il suo atto sessuale
disumano. Nei suoi racconti, Pasifae si rivela una creatura sadica, crudele, antidemocratica,
che non ha scrupoli nella gestione del potere e nel conservare la propria posizione.
Posti di fronte alla duplice colpa, una imputabile a lei, e l’altra (l’amore per il toro) agli dei, come reagiranno gli spettatori?
Due sono i giudizi, due i finali possibili per l’ultimo (forse) atto di un personaggio che a
fatica può definirsi ancora persona. La confessione schietta, brillante e a tratti
clamorosamente scorretta di una donna non più tale, in un Autodafé, che mescola affondi
affilati e spiazzanti tipici della migliore stand-up comedy agli afflati del racconto mitico, in
una prosa ricercata e un linguaggio “antico”, non privo di poesia e di riferimenti scottanti
all’attualità.
NOTA DELL’AUTORE
Chi è Pasifae? Una donna, una regina, un mito, un pretesto.
Pasifae diventa incarnazione di un contesto sociale, un contesto patriarcale, razzista,
omofobo, fascista, abituato a massacrare quotidianamente i più deboli, gli indifesi o quelli
che, semplicemente, non capisce.
Contesto sociale fragile, per quanto opprimente, che immediatamente si riempie di
contraddizioni e spaccature, di “atti contro natura”, e che, subito, cerca l’approvazione
delle masse, per poterli dimenticare.
La formula degli “autodafé”, i tribunali in piazza della Santa Inquisizione, prevedeva
pubblici processi, confessioni fatte davanti al popolo che, come massa compatta, sceglieva
il modo in cui giustiziare i condannati: se arderli vivi sul rogo o se sgozzarli prima di salire
sulle fiamme, risparmiando dolore. Come loro, la nostra “eroina”, che già è morta, chiede
di essere risparmiata dal dolore.
Il dolore della spaccatura, della contraddizione.
Il dolore causato dalla domanda: che significa essere normali?
Referenti del progetto
Andrea Mattei
Davide Tortorelli
Contatti:
340 232 5127
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