BACCANTI
Da Euripide
A Tebe giunge uno straniero…
Andata in scena per la prima volta nel 403 a.C. in occasione delle Grandi Dionisie di Atene, Baccanti è l’ultima tragedia di Euripide, ed è considerata l’ultimo esempio della grande stagione della tragedia classica greca.
Nella città di Tebe, giunge uno straniero misterioso, accompagnato da un seguito di donne barbare, dedite al suo culto. Proviene dalla Lidia e si ritiene un dio.
Penteo, re della città, respinge con insulti e violenza il nuovo arrivato, ritenendolo un impostore, un bugiardo e un corruttore di donne, le sue seguaci, che durante i suoi riti vivono esperienze estatiche, che Penteo considera riprovevoli. E soprattutto Penteo rifiuta la natura divina di Dioniso.
Nemmeno i moniti dell’indovino Tiresia e di Cadmo, nonno di Penteo e fondatore della stirpe, convincono il re ad accogliere lo straniero, il nuovo dio e il suo culto nella città.
Dioniso, dunque, di fronte alla tracotanza di Penteo, sceglie di punirlo con una tremenda vendetta: trascina tutte le donne di Tebe sul Citerone, nelle danze e nell’estasi del suo culto, compresa Agave, la madre di Penteo.
Penteo, disperato, guidato da Dioniso stesso, sceglie di andare sul Citerone per liberare sua madre, ma le Baccanti, invasate dal dio, come bestie ferine, lo sbraneranno. La madre Agave tornerà trionfante in città, portando in mano il trofeo più ambito e doloroso. La testa di Penteo ancora sanguinante, convinta, essendo ancora invasata dal dio, che sia la testa di un leone.
Dioniso
È una delle figure più ambigue dell’universo mitologico e religioso dell’antica Grecia. Il suo culto è legato alla mania, all’ebbrezza, all’estasi, i suoi doni sono il vino e il lenimento degli affanni dei mortali; ma è anche il dio del teatro, in onore del quale ad Atene si svolgevano i grandi agoni teatrali chiamati appunto le Grandi Dionisie. È un dio multiforme e dalle mille voci, dalle sembianze maschili e femminili; il dio dell’ambiguità e della contraddizione, del piacere connesso al dolore, della luce inevitabilmente legata all’oscurità, della conoscenza figlia dell’offuscamento della mente, della perdita del sé.
“In grecia un dio nasce da un’occhiata esaltante sulla vita, su un pezzo di vita, che si vuole fermare. E questo è già conoscenza. Ma Dioniso nasce da un’occhiata su tutta la vita (…) voler essere dentro tutta la vita assieme, ecco, questo suscita Dioniso, come dio onde sorge la sapienza.”
Giorgio Colli apre così il suo saggio La Sapienza greca, significativamente partendo dalla figura di Dioniso. E prosegue:
“Dioniso è vita e morte, gioia e dolore, estasi e spasimo, benevolenza e crudeltà, cacciatore e preda, toro e agnello, maschio e femmina, desiderio e distacco, ma tutto ciò nell’immediatezza…”
E ancora:
“Qui appunto sta l’origine oscura della sapienza. La tracotanza del conoscere che si manifesta in questa avidità di gustare tutta la vita, e i suoi risultati, l’estremismo e la simultaneità dell’opposizione, alludono alla totalità (…) Dioniso è quindi uno slancio insondabile, lo sconfinato elemento acqueo, il flusso della vita che precipita in cascata da una roccia su un’altra roccia, con l’ebbrezza del volo e lo strazio della caduta.”
Il culto di Dioniso si manifesta nella pratica orgiastica del tìaso, così descritto da Colli:
“L’orgiasmo è anche danza e musica, giuoco, allucinazione, stato contemplativo, trasfigurazione artistica, controllo di una grande emozione. (…) al trascinamento incontrollato dell’impulso vitale, troviamo il subentrare - al culmine dell’eccitazione, anzi come risultato ultimo, trasfigurato del suo più intenso scatenarsi - di una rottura contemplativa, artistica, visionaria, di un distacco conoscitivo. L’uscir fuori di sé (…) libera un sovrappiù di conoscenza. (…) il posseduto da Dioniso “vede” quello che i non iniziati non vedono.
L’orgia non è dunque pratica erotica sfrenata, come spesso si crede, e come lo stesso Penteo credeva e temeva; le Baccanti sono anzi dedite a una sacra castità, come sacerdotesse del dio, dedite a una pratica di abbandono del sé, verso una superiore conoscenza.
Il flusso della vita che precipita in cascata.”
Chi è dunque Dioniso? È la domanda che i ragazzi e le ragazze del laboratorio di teatro di quest’anno hanno provato a porsi. Ma la risposta a cui si è arrivati è che forse la domanda non era giusta. Non è importante capire chi è. Una volta appurato che è presente in noi, la vera domanda da porsi è forse: come accettare in noi la presenza di Dioniso? Dove ci porta la sua possessione? Quando ne siamo stati posseduti? Quando abbiamo voluto cacciarlo? Quando avremmo voluto esserne posseduti? Che distanza c’è fra il desiderio delle cose e le cose stesse? Serve un po’ più di Dioniso in noi? Oppure no? Che significa abbandonarsi nell’estasi? Che esperienza è?
Tutte queste domande e molte altre hanno condotto i ragazzi e le ragazze durante tutto il lungo lavoro del laboratorio, di cui lo spettacolo non può che essere un assaggio minimo per lo spettatore. “Tu che vuoi vedere ciò che non deve essere visto” è la frase che rivolge Dioniso a Penteo che vuole essere introdotto di nascosto al tìaso delle Baccanti; lo spettatore sembra vivere lo stesso problema. Ci sono “luoghi” del fare teatro inaccessibili allo spettatore, privilegio solo di chi è stato capace di abbandonarsi con coraggio all’assaggio di una piccola follia, per gustare e godere di un tesoro di esperienze di cui nessuno spettatore, se è solo tale, può e deve accedere. In questo senso capiamo Dioniso come dio del teatro e a lui rendiamo omaggio.
Esercizi, pratiche, esperienze di ascolto, condivisione, movimento, contatto, esplorazione del corpo, della voce, dell’unione dei corpi e delle voci, indagini del proprio “interiore”, dell’emozione, della vergogna, della gioia, del dolore, della violenza, della dolcezza; esperienze che si sedimentano dentro ognuno, di cui si fa esperienza per il superamento di sé.
Di tutto questo lavoro, gentile spettatore, gentile spettatrice, non vedrai che un briciolo sulla scena. Ma non devi per questo volercene, ci sono cose che non è dato vedere.
Gli attori
Real Birjot Singh, Elia Verdelli, Francesco Monopoli, Riccardo Mattei, Leon Negri, Tommaso Muli, Diego Arcari.
Le attrici
Giulia Vezzosi, Eusapia Tiano, Matilde Frigeri, Sabrina Tuberti, Oliwia Pastula, Bianca Delnevo, Agata Pecorari, Viola Quassi, Lara Cavozzi.
Assistenti alla regia
Federica Santini, Aurora Visconti, Davide Luciano.
Laboratorio a cura di 9c Teatro
Gaia Amico e Davide Tortorelli con l’aiuto di Naomi Messineo.
Regia dello spettacolo
Davide Tortorelli
Referenti per la scuola Paciolo D’Annunzio
Prof. Riccardo Cavalli
D.S. Ciro Marconi
Si ringrazia il Comune di Fidenza.
Festival Testo-Pretesto
Giovedì 19 ottobre 2023, h 21:00